La cucina è una delle vie che ci permettono di arrivare al cuore dei luoghi e della gente che li popolano. Soprattutto è anche uno dei modi più piacevoli che abbiamo per capire il piccolo monfdo intorno a noi, i sapori, le tradizioni delle popolazioni che vogliamo scoprire, con cui ci vogliamo conforntare durante i nostri viaggi.
La cucina, come la lingua, offre uno sguardo privilegiato sulla cultura propria di un popolo o di una zona, perché il mangiare così come il parlare è una di quelle attività primordiali, legate alla storia che affonda le proprie origini secoli e secoli addietro .
In ogni parte del mondo il cibo è lo specchio delle popolazioni che lo mangiano. Attraverso la cucina si scoprono i prodotti tipici di una zona, ma dando uno sguardo più attento si può capire come una popolazione è cambiata e da dove arriva.
Andando in Sardegna, per usare un esempio vicino a noi, non ci stupisce, lo sappiamo, che molti prodotti tipici siano legati all’allevamento delle pecore. Ma se ci pensiamo bene, con uno sguardo neutrale, la cosa ci dovrebbe stupire: visto che la Sardegna è un’isola sarebbe molto più normale trovare piatti e cibi legati al mare… Da un aspetto quotidiano come la cucina possiamo allora capire che la mentalità sarda deve la sua caparbietà e il suo orgoglio alla vita passata più sui monti che sul mare e che gli isolani sono ben lontani dall’essere quel crogiuolo di culture contaminate fino all’eccesso che si trova spesso nelle città di mare.
La cucina insomma è una cartina al tornasole, che ci dice tutto quello che volgiamo sapere, se sappiamo ascoltare, su un popolo. Per questa ragione, il viaggiare slow non può prescindere dal cibo e dalle tradizioni culinarie di una regione o anche di aeree ancora più limitate geograficamente.
